Pensione anticipata con un semplice requisito in più: chi può beneficiarne subito

Una misura di uscita anticipata per categorie fragili: età, contributi e condizioni da conoscere prima di fare la scelta giusta

Per molti lavoratori italiani si apre una strada di uscita anticipata dal lavoro attraverso la misura chiamata APE sociale. Chi compie 63 anni e 5 mesi può accedervi, ma soltanto se rientra in una delle categorie tutelate: disoccupati involontari, caregiver di familiari con disabilità grave, invalidi civili con almeno il 74 % di riduzione della capacità lavorativa, oppure lavoratori impegnati in mansioni gravose.

Il requisito contributivo cambia a seconda della categoria: per le prime tre servono almeno 30 anni di contributi; per i lavoratori gravosi sono richiesti 36 anni, ridotti a 32 anni per alcune tipologie come gli operai edili.
Nel caso in cui ti trovi in un contratto a termine che scade proprio nei mesi in cui raggiungi l’età anagrafica, e stai già assistendo un familiare con legge 104, la scelta tra andare subito in pensione o passare prima dalla NASpI diventa cruciale.

Analizzando il caso concreto di un operatore edile che compie 63 anni e 5 mesi nel 2026 e convive con mamma disabile grave, dobbiamo capire come far combaciare età, contributi e cessazione dell’attività lavorativa per garantirsi l’accesso all’Ape sociale.
La normativa è chiarissima su alcuni punti: non essere titolari di una pensione diretta, aver cessato l’attività lavorativa e, per la disoccupazione involontaria, aver terminato la NASpI. È dunque necessario valutare bene se è più conveniente aspettare la fine dell’indennità di disoccupazione piuttosto che andare subito in pensione.

Quali sono le categorie, i requisiti e le condizioni da rispettare

L’APE sociale si rivolge a quattro profili distinti.

  • Disoccupati: devono aver perso il lavoro involontariamente o per scadenza di contratto a termine, aver esaurito la NASpI, e aver maturato almeno 30 anni di contributi.

  • Caregiver: assistenza continuativa da almeno 6 mesi di un familiare convivente con disabilità grave ai sensi della legge 104. Anche in questo caso servono almeno 30 anni di contributi.

  • Invalidi civili: hanno diritto all’accesso se la riduzione della capacità lavorativa è almeno al 74 % e risultano iscritti ad una gestione previdenziale con almeno 30 anni di contributi.

  • Lavoratori in mansioni gravose: soggetti che svolgono attività particolarmente faticose o usuranti, ad esempio in edilizia, estrazione mineraria, ceramica, logistica. Per loro sono richiesti almeno 36 anni di contributi, oppure 32 anni per le categorie specifiche. Devono aver svolto l’attività gravosa per almeno 6 anni negli ultimi 7 o 7 anni negli ultimi 10.

Senza lavoro
Disoccupazione e pensionamento anticipato-irispress.it
  • Il requisito anagrafico fisso è quello dei 63 anni e 5 mesi di età. Le donne possono ridurre i requisiti contributivi di 12 mesi per figlio, fino a un massimo di due anni. La domanda per la certificazione del diritto va presentata all’INPS, prima della domanda vera e propria di accesso, oppure insieme se si hanno già tutti i requisiti. Il beneficio è erogato sotto forma di indennità mensile fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia o della pensione anticipata.

  • Per evitare errori, la valutazione deve tener conto anche della cessazione dell’attività lavorativa: la legge richiede che al momento della domanda non si svolga attività lavorativa né dipendente né autonoma, salvo che lavoro autonomo occasionale nei limiti previsti.
    Nel caso dell’operaio edile che ha un contratto fino a febbraio 2026, convive con un familiare disabile grave ed entra nell’età di 63 anni e 5 mesi in agosto, sembrerebbe in linea con i requisiti del caregiver o dei lavori gravosi.

  • Ma occorre verificare se il contratto sarà scaduto, se la NASpI sarà terminata, e se i contributi sono almeno 32 anni (come operaio edile) o 36 anni (se non rientra tra le categorie ridotte). La scelta tra chiedere la NASpI o andare subito in pensione può influire sia sull’importo finale che sul futuro pensionistico.

Come orientarsi nella scelta tra NASpI e pensionamento anticipato

La scelta tra accedere subito all’APE sociale o utilizzare prima la NASpI richiede una valutazione attenta. L’indennità di disoccupazione (NASpI) consente di maturare periodi figurativi di contribuzione che possono incrementare gli anni versati, utile per la pensione di vecchiaia. Per il soggetto che sta per raggiungere i 63 anni e 5 mesi, se restasse in NASpI fino a quando l’età è raggiunta, guadagnerebbe contributi utili.

Ma c’è uno svantaggio: l’importo della pensione verrà calcolato anche sugli ultimi anni di lavoro, e se la NASpI è inferiore allo stipendio precedente, la quota retributiva si riduce. L’APE sociale erogata non è una pensione piena ma un’indennità pari alla rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso, fino al massimo di 1.500 euro lordi mensili. In più, durante la fruizione dell’APE sociale non spettano contributi figurativi.
Per questo è fondamentale chiedersi: meglio anticipare ora con l’aliquota piena o attendere qualche mese in NASpI e mantenere più elevata la base di calcolo della pensione?

In pratica il rischio è che, pur entrando in pensione prima, si accetti un assegno più basso. Oppure che i mesi in più di contributi non compensino la perdita della base retributiva elevata. Per il nostro lavoratore edile che convive con la madre disabile, la valutazione dovrebbe includere: data di scadenza del contratto, decorrenza della NASpI, anni di attività gravosa, contributi versati, e simulazione dell’importo della futura pensione. Il supporto di un consulente previdenziale è quasi indispensabile per evitare sorprese.